House Of The Dead ARCADE ARTWORK (Cpo/Instructions/Sticker)

House Of The Dead Arcade Artwork

Sono una rana. Salto di qua e di là, faccio mille cose e poi nuovamente ritorno sui miei passi. Non ho abbandonato il blog, dovevo solamente rifare “il giro“.

Da qualche mese mi stò occupando nuovamente di cabinati arcade, giusto pochi giorni fà ho realizzato il sogno di avere in casa mia un bellissimo House Of The Dead 4, la versione Deluxe da 52“. Ho sempre desiderato averne uno, nonchè mi ritengo uno dei maggiori appassionati (e collezionisti) di tutto quello che riguarda questa saga.

Nel mentre, stavo “restaurando” un cabinato originale di Virtua Fighter 2, mancante di grafica sul control panel e sul bezel. Ero piuttosto sicuro che sarei riuscito a trovare qualche scansione online ma fui ben presto illuso dall’idea.

Trovare le scansioni delle grafiche dei cabinati è davvero UN IMPRESA, giocano a sfavore diversi fattori. In primis il passare del tempo (che ne ha rovinate gran parte) tra sporcizia, sole, gomme da masticare e graffi di ogni genere, poi subentra il fatto che se si trovano (per scannerizzarle) bisogna dotarsi di un grosso scanner oppure fare diverse scansioni ed unire tutto insieme con i vari photoshop e così via, infine il guadagno, perchè chi le ha difficilmente “regala” le scansioni, anzi, offre un vero e proprio servizio di stampa e che molto spesso vi verrà chiesto di pagare profumatamente.

Oggi voglio condividere qualche scansione che ho personalmente fatto delle grafiche che ho reperito (nuove e mai applicate) di questa bellissima saga. Sò che non sono molte e probabilmente non sono nemmeno così richieste ma ci tenevo a condividerle gratuitamente. Ci sono, miracolosamente, alcuni siti gratuiti ( ArcadeArtwork Org ) che mi hanno regalato molto in questi anni e pertanto voglio ricambiare il favore, anche se piccolo da parte mia.

(A fine articolo troverete il Link al mio MediaFire di condivisione)

HOTD4 Instruction Sticker (DELUXE 52″)

HOTD4 Instr Sticker

HOTD2 Super Deluxe Back Seat Sticker

HOTD2 Seat Sticker Super Deluxe

HOTD2 Super Deluxe CPO

HOTD2 CPO Sticker Super Deluxe

TOTD Japanese Instruction Sheet (Sega NAOMI Cabinet)

TOTD Instr Sticker

HOTD1 Deluxe 29″ CPO

HOTD1 Cpo

Link:

http://www.mediafire.com/folder/3de9ekqoy683e/HouseOfTheDead_Arcade_Art

Alla Prossima 🙂

16PICSEL2019

 

 

Game Gear GGTV Console – Parte Finale

WOW! è passato così tanto tempo da quando ho finito il progetto del mio Game Gear in versione consolizzata che… mi sono dimenticato persino di inserire l’ultima parte!

Ma sono ancora in tempo!

Per realizzare la scatola ho utilizzato del Polistirolo con uno spessore di 2CM. Ero riuscito ad ottenere un buon compromesso tra ingombro e funzionalità per questo mio progetto, pertanto non ho voluto esagerare con le dimensioni della scatola e i suoi contentuti, assestandomi all’incirca come le dimensioni di una scatola del Super Famicom, lievemente più piccola.

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Ho eseguito alcune prove su come avrei potuto sistemare tutti i suoi contenuti all’interno, arrivando a questa soluzione finale.

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Proseguendo, ho misurato tutti gli angoli e le lunghezze, le ho riportate su del cartoncino, le ho ritagliate e le ho incollate su un grosso foglio di carta bianca opaca.

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Successivamente ho assemblato la scatola e dai ritagli del foglio bianco ho ricavato dei lembi per unire gli angoli laterali.

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E infine, sotto con Photoshop! Ho creato la grafica a mio gusto e ho tentato di rimanere sullo stile “Master System”. Siccome mi “avanzava” la cartuccia di Mighty Morphin Power Rangers (che io ADORO, ed oltretutto questo è anche un buon picchiaduro) ho deciso di creare una versione BUNDLE con il gioco incluso al suo interno.

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Ed infine, il risultato finale.

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Questo è stato un progetto lungo, ma soddisfacente. Da quando vidi la produzione fatta da quel ragazzo Giapponese ho sentito la necessità di voler provare a crearne uno anchio, e finalmente il progetto è concluso.

Certo, potrei sempre apportare qualche miglioria (grafica o visiva) e dovrei certamente creare un manuale, che come potete vedere è assente. Chissà, magari la prossima volta, ho troppi progetti in corso, come sempre!

Spero che vi sia piaciuto e che vi abbia ispirato a crearne uno anche voi!

Alla Prossima

Manuele “TheDeath”

16PICSEL2018

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Arcade Wei Ya / Guangzhou Zhida Arcade Monitor Chassis – GUIDE e Info

Solitamente, d’estate, ritorno nella mia saletta arcade per rinfrescare un pò l’ambiente e fare qualche lavoro sui miei cabinati. Come tutta l’elettronica degli anni 80/90, è ben noto che prima o poi capiti qualche guasto (ed è già un miracolo che tutt’oggi ancora funzionino), sia in utilizzo prolungato ma anche oppositamente, per non utilizzo frequente.

Non mi sono mai “buttato” sulle reparazioni dei monitor. Da qualche anno ho iniziato ad approfondire il discorso jamma a livello tecnico/riparatorio ma non ho mai approfondito il discorso arcade a livello di elettronica dei monitor.

E’ stato così che tra una pulizia ed un altra, mi sono ritrovato con un cabinato che presentava un monitor guasto.

Sono un assiduo compratore di Aliexpress.com per quanto riguarda moltissimo materiale elettronico (cap, resistenze, ttl, mosfet, diodi, gauge wire, eeprom e cosi via) ed ero a conoscenza di questi fantomatici “UNIVERSAL Monitor CHASSIS” che circolavano sul sito già da diversi anni e che sporadicamente ne avevo sentito parlare qua e là da qualche amico.

Le mie minime informazioni in merito mi sussultarono che per sostituire uno chassis di un monitor arcade avrei dovuto trovare un equivalente compatibile. Sapevo che non avrei potuto acquistare il primo che mi capitava a tiro perchè avrei seriamente rischiato di buttare soldi o peggio, buttare via tutto per aver fuso qualcosa d’irriparabile.

D’altronde questi chassis sono “UNIVERSALI” che mai potrebbe andar storto? Ecco, in mancanza di vere e proprie informazioni, mi resi conto che praticamente non ne parlava quasi nessuno. Se trovavo qualcosa, le informazioni erano talmente scarse (e spesso molto vaghe) che lasciavano a desiderare chiunque volesse tentare di installarne uno.

Sostanzialmente ci sono, come prima categoria, due tipologie di chassis “universali”. La prima è equivalente ai tubi di dimensione non superiore ai 21 Pollici, mentre la seconda ha un range generico tra i 25 e i 29 pollici. Le elettroniche che ho trovato sono tutte CGA (15khz RGB).

La prima “marca” che le mise in vendita è la WEI-YA e successivamente arrivò nel mercato qualche altra marca generica (principalmente detta “guangzhou zhida”)

Elettronica WEI-YA

Wei Ya Monitor Chassis

Elettronica UNIVERSAL MONITOR CHASSIS (guangzhou zhida)

Universal Monitor Chassis (Generic) Arcade

Dopo l’acquisto della versione Universale a 25/29 Pollici, mi arrivò, a casa, la prima elettronica. La montai sul cabinato e… puff. Niente. Vuoto totale. Qualche scricchiolio, qualche rumore di pop-corn appena fatto. Lì mi resi conto che avevo appena sfumato uno chassis nuovo di pacca. “Ottimo“, mi dissi, ” ma non erano UNIVERSALI e tante belle cose?”.

NO. O almeno, non proprio.

Chiamarle universali sarebbe come dire “il gelato a tutti i gusti del mondo“, un emerito specchio per le allodole.

STEP 1:

Il Voltaggio.

Una delle cose più importanti per un prodotto elettronico è il manuale d’uso. Per quanto riguarda questi chassis non solo risultano introvabili, ma non vengono nemmeno forniti all’acquisto, dandomi anche il dubbio che questi esistano del tutto.  Nonostante sia riuscito a trovare qualche straccio di scansione online su questa manualistica, le informazioni fornite al suo interno sono scarse, ma cosa ancora più grave, le parti più utili non sono del tutto riportate!!

La prima fondamentale informazione di questi chassis è che RICHIEDONO l’utilizzo di un trasformatore ISOLATO. Tutti i modelli di chassis funzionano con tensione di voltaggio a 110V ma a causa della loro tipologia NON sono compatibili con nessun Stepdown/Updown converter (ed è proprio così che bruciai il primo acquisto!) e richiedono, per l’appunto, una tensione isolata ed esclusa dalla massa (ground) del vostro impianto di casa. Il primo grave errore, non riportato, è stato proprio quello di utilizzare un convertitore di corrente simile, tenendo presente il mio abituale utilizzo con console d’importazione dal giappone e dall’america (e questo discorso si applica anche se voi abitate in un territorio con voltaggio a 110V, vi servirà comunque un trasformatore isolato)

Il trasformatore che ho acquistato io (isolato) su Aliexpress converte la corrente da 220V a 110V (180Watt di assorbimento) e fornisce la tipica presa Giapponese/Cinese per poter collegare lo spinotto dello chassis, per la precisione, esattamente il modello sottostante.

Isolated Transformer (220V a 110V)

STEP 2:

Il Giogo di deflessione.

Questo “cono” che fuoriesce dal retro del monitor è di vitale importanza, in quanto serve a focalizzare i fasci elettronici dei catodi (detto molto brevente), ma a seconda del modello di monitor, ha delle Impedenze e delle Resistenze, sulla deflessione Orizzontale e Verticale, diverse tra loro.

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Una delle prime cose che ho imparato, quando si vuole sostituire uno chassis, è controllare questi parametri, specificatamente, dai cavi collegati di deflessione (2xH e 2xV)

Sicuramente in casa vostra avrete già un multimetro (giusto?), ma molto difficilmente sarete dotati di un impedometro (richiedono apparecchiature abbastanza specifiche, spesso anche molto datate, come un oscilloscopio). Ho spesso letto, tra chi è ben più informato di me, che il vero TEST decisivo per stabilire se uno chassis è compatibile con un tubo, è appunto misurare l’impedenza anzichè la “grossolana” resistenza.

In ogni caso è comunque possibile “cavarsela” con un semplice multimetro (con appunto il test della resistenza), settandolo al minimo (generalmente 200ohm) e misurando H e V sul giogo. Nel caso specifico di questi chassis cinesi, è anche più che sufficente.

Sempre tornando al discorso del “Una delle cose più importanti per un prodotto elettronico è il manuale d’uso.” i nostri amici a mandorla non hanno specificato la resistenza richiesta da questi chassis in modo tale da poter funzionare sui tubi.

Le specifiche richieste sono:

Resistenza Verticale (V) da 6 Ohm (MINIMO) a 12 Ohm (MASSIMO)

Resistenza Orizzontale (H) da 1.3 Ohm (MINIMO) a 2.5 Ohm (MASSIMO)

Dopo aver reperito queste informazioni (e vi posso assicurare che non è stato facile) ho controllato le specifiche del tubo con cui avevo “bruciato” la prima elettronica. Ho settato il tester su 200Ohm e ho misurato sul connettore proveniente dal giogo i primi due PIN del Verticale, trovando 4.3 Ohm

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e gli ultimi due PIN dell’Orizzontale, trovando 0.8 Ohm

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Sostanzialmente, anche se avessi usato correttamente un trasformatore Isolato, questo monitor sarebbe risultato INCOMPATIBILE, pertanto avrei comunque buttato via tutto dopo averlo acceso.

Ovviamente non mi sono dato per perso, non dopo aver scoperto i requisiti, ma soprattutto perchè ho diversi cabinati e avevo altre possibilità di testare il tutto.

Mi sono nuovamente “buttato” su aliexpress e ho comprato la stessa identica elettronica, per la seconda volta.

Dopo aver smontato e controllato qualche cabinato, finalmente rilevo un monitor con resistenza 6.3 Ohm sul Verticale e 2.0 Ohm sull’orizzontale…

collego il tutto, alimentazione isolata, rgb, massa, anodo, cavi di deflessione… e …dopo un paio di settaggi con i potenziometri sullo chassis (scritti in CINESE!!)… VOILA’!

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Serve ancora qualche accorgimento con l’ampiezza H/V, ma il peggio è passato…

Finalmente lo chassis funzionava, e nonostante tutto, l’immagine non era nemmeno malaccio da cosa avevo letto in giro (Problemi di Tearing e quant’altro, ma forse è stata solo fortuna nel mio caso). Ho comunque dovuto “smanettare” parecchio con i potenziometri in quanto tutti i livelli dei colori ( R G e B) erano al massimo, il contrasto al minimo e la luminosità al massimo, il fuoco immagine completamente sballato… ma nonostante questo il risultato è stato soddisfacente.

Alla fine della fiera mi ritrovo con un Monitor senza chassis.. ma con un altro che ne ha uno di scorta nel caso si guasti in futuro (al momento ho deciso di usare quello cinese e tenere da parte il suo originale, un Semio Bifrequenza Automatico).

Fate molta attenzione al trasformatore e alle specifiche del giogo, con questi accorgimenti vi sarà possibile cambiare elettronica con il “QUASI UNIVERSAL” chassis monitor della Wei-YA/Guangzhou Zhida!

Alla Prossima

A cura di Manuele “TheDeath”

16PICSEL2018

 

 

 

Nintendo Game Boy PLAYTRONIC – Brazil

Il GameBoy resterà, sempre e comunque, la mia console portatile preferita. Qui, sulle pagine di 16PICSEL, avevo già avuto modo di parlarvi in merito alla Playtronic (Sparkster per Super Nintendo) e delle sue metodologie molti simili a TECTOY ma completamente su un altro pianeta ludico, il mondo di Super Mario e Co.

Ho avuto modo di conoscere un ragazzo Francese che ha una collezione d’importazione Brasiliana/Coreana a dir poco incredibile, grazie alla sua disponibilità ho potuto effettuare qualche scambio, tra questi ho reperito un Game Boy primo modello della Playtronic.

Erano davvero diversi anni che tentavo di capire se questo modello fosse realmente uscito in commercio, ma mi fù spiegato che la sua reperibilità era, già a quei tempi, prossima allo zero, tenendo anche presente la scarsissima diffusione di materiale Nintendo ma soprattutto a causa di una rivalità troppo imponente e ben radicata da SEGA e TECTOY.

Ho dovuto letteralmente accontentarmi delle scarse condizioni, a maggior ragione perchè sapevo che non avrei avuto altre possibilità di trovarne uno. Succede. Un giorno mostri un Nintendo64 IQUE Nuovo sigillato, e il giorno dopo un GameBoy che resta in piedi quasi per miracolo!

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Game Boy Playtronic Brazil

Ed Ecco il suo box, con tanto di Portoghese sopra, esattamente quanto i segni evidenti del tempo!

Questa edizione è uno dei primissimi modelli usciti in commercio (incluso Europa) che conteneva Console, Tetris, istruzioni e 4 pile AA.

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Come in tutte le versioni Brasiliane, sia TecToy che Playtronic, sono riportate le zone di produzione, dove effettivamente il prodotto veniva realizzato e/o assemblato con componenti di provenienza estera (come Giappone o America)

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Il GameBoy in sè non ha nessuna differenza di forma o utilizzo (tanto meno un region lock, dato che è sempre stato region-free, ovunque) ma si differenzia per un unico e distinto particolare, che lo rende diverso da tutti gli altri.

La parte informativa sul retro della console è stampata direttamente sulla scocca. Questo perchè, come avevo anticipato più volte, i prodotti in Brasile venivano realizzati direttamente in loco. Interessante leggere i loghi Nintendo e Playtronic assieme, così come il modello della console, rendendolo di fatti un DMG-01 (BRA). Il resto delle indicazioni, seppur in portoghese, sono bene o male simili ad un qualunque altro GameBoy.

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La cartuccia di Tetris, invece, si discosta da questa tipologia del “tutto fatto in casa” ed è probabilmente un assemblato di parti già prodotte altrove. La parte adesiva, sia sul fronte che sul retro, non è null’altro se non un nuovo adesivo in lingua locale. Il gioco è ovviamente in inglese, e da quanto mi ha indicato il mio amico francese nessuno dei suoi giochi è localizzato in Portoghese, ma non è detto che non esistano (mi viene in mente la serie di Pokemon, probabilmente localizzata).

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Infine, i manuali d’istruzione, tutti (chiaramente) localizzati in Portoghese e tutti riportanti i loghi Playtronic e la loro locazione di produzione, esattamente come per tutto il resto.

Nel prossimo blog resteremo sempre a tema, ma cambieremo continente!

Alla Prossima!

A cura di Manuele “TheDeath”

16PICSEL2018

Nintendo 64 IQUE Hong Kong – CHINA

Tra il 1996 e il 1997 la nuovissima console Nintendo a 64Bit fu rilasciata in tutto il mondo (Cina inclusa) e nonostante l’avvento di sistemi più appetibili al pubblico (maggiormente, per il discorso pirateria), ebbe tutto sommato un grosso successo, anche grazie a titoli incredibili come Super Mario 64 e Zelda Ocarina Of Time.

A causa di diversi leggi sul copyright, produzione e pubblicazione di qualunque cosa non fosse di provenienza cinese (soprattutto videogiochi, con una legge che ne vietava diversi aspetti), Nintendo non si appropiò mai di un vero e proprio successo in territorio cinese.

Ci fù però un anno particolare, il 2003, da cui naque una joint-venture tra nintendo stessa e il Sig. WEI YA, uno scienziato pseudo cinese-americano. IQUE fù presentato lo stesso anno in occasione del Tokyo Game SHow (la più importante fiera videoludica del paese, proprio come l’E3 losangelino) e commercializzato poco dopo in cina.

L’idea di questo progetto naque come una sorta di sperimentazione a livello DIGITAL DELIVERY, che, secondo i piani Nintendo, sarebbe dovuta approdare anche in America e in Europa dopo la localizzazione. IQUE, chiamato Shén Yóu Ji (Macchina da gioco divina), era essenzialmente in tutto e per tutto un Nintendo 64, compresso in un unico controller che disponeva di un hardware SOC (System On Chip) e una memoria riscrivibile a 64MB. Inizialmente fù pensato per la tipica situazione “cinese” ove il mercato della pirateria regnava incontrastato. Nintendo voleva offrire, in modo legale e sicuro, i suoi giochi tramite download da dispositivo fisico (localizzato nei negozi e nei centri commerciali) offrendo il tutto ad un prezzo molto ragionevole.

Nonostante l’incredibile tecnologia della macchina per i suoi tempi, non ebbe successo e conseguentemente il progetto fù abbandonato per un qualsiasi futuro annesso. Nintendo era arrivata troppo tardi per offrire un servizio simile, tenendo presente che i computer avanzavano in tecnologia sempre più velocemente ed era già possibile emulare qualche gioco, senza dover comprare nessuna console o gioco, e a nessun prezzo, soprattutto.

Durante il suo breve arco vitale, furono rilasciati 14 Giochi. La particolarità di questi, e probabilmente motivo aggiunto del ritardo nella commercializzazione, fù che i giochi erano completamente localizzati in lingua cinese, sia scritta che parlata.

Ne ho acquistato uno nuovo sigillato su Ebay, da un venditore cinese che ha ritrovato un vecchio lotto in magazzino.

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La confezione non è nulla di particolare, ma è ben curata. Sono descritti, oltre a vari screenshot dei giochi nella parte posteriore, il classic logo di Qualità Nintendo, l’indicazione del SOC e dei giochi in 3D, per catturare un pò l’attenzione.

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Nei lati della scatola sono descritti i dettagli più rilevanti, partendo da software/hardware che dispone la console fino ad arrivare ad una breve spiegazione su come è possibile ottenere nuovi giochi, grazie appunto alla macchiana dedicata che si poteva trovare nei negozi.

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Infine il sigillo di garanzia, che ovviamente andremo ad aprire!

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All’interno della confezione c’è il manuale di istruzioni e il foglietto della garanzia in caso di malfunzionamento. La manualistica, per quanto il mio Cinese sia assente, è ben spiegata, sia con foto che con varie descrizioni.

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Oltre al manuale della console è presente una confezione che racchiude il manuale di gioco per Dr.Mario64. Questo gioco, oltre a Mario64, WaveRace64, Zelda Ocarina Of time e Star Fox 64, è già incluso di base all’interno della console. Non ho sinceramente ben capito il motivo per il quale sia l’unico manuale incluso, e perchè si trovi all’interno di una confezione di cartoncino. Da quanto mi concerne, un manuale di Mario64 o Zelda sarebbe stato ben più utile anzichè di un gioco che, bene o male, è intuibile da sè dopo pochi minuti. Una scelta davvero strana che non mi sò spiegare.

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Successivamente si arriva al vero e proprio controller/pad tutt’uno. Lascetemelo dire, quanto vorrei che fosse stato questo il controller ufficiale del Nintendo 64!

Ho ritrovato un ergonomicità e comodità d’uso veramente eccellente. L’analogico è disposto comodamente nella parte sinistra (non come il “tridente“!), i tasti sono di ottima fattura e funzionano molto bene, ho apprezzato anche molto la sua leggerezza in mano e la disposizione dei tasti dorsali, incluso il tasto Z, comodamente allocato sotto il tasto dorsale L.

Sul retro è presente la speciale cartuccia da 64MB con cui era possibile scaricare nuovi giochi. Bastava recarsi nell’apposito chiosco dedicato, pagare il gioco e trasferirlo su cartuccia stessa.

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Il cavo video è un classico (e scadente) cavo composito, a cui si aggiunge l’ingresso di alimentazione per il trasformatore (da 220Volt). L’altro capo si collega alla console tramite ingresso propietario e fornisce tutto il necessario (Alimentazione e Video) alla console.

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Ho avuto alcuni problemi di visuallizzazione a schermo. Non ho compreso se il problema fosse mio o è dovuto ai miei standard televisivi a 50Htz (nonostante usassi un Sony PVM, che gestisce entrambi), quindi mi scuso per la qualità delle immagini che non rispecchiano realmente come dovrebbe essere.

In ogni caso il menù è molto semplice e minimale, premuto A si accede ad una selezione di giochi disponibili. Non ho notato differenze tra l’utilizzo di questo IQUE ed un Nintendo64 normalissimo, al di là ovviamente della forma e del suo utilizzo.

I giochi sono tutti tradotti in cinese, sia nella parte testuale che in quella parlata! Il sistema carica, probabilmente nella ram della console, il gioco, che poi si avvia dopo pochi secondi.

Un oggetto veramente curioso ed oramai obsoleto (nonchè infruibile con nuovi giochi oltre a quelli presenti), perfino per il retrogamer più incallito.

Spero abbiate gradito la lettura!

Alla Prossima!

A cura di Manuele “TheDeath”

16PICSEL2018

 

 

 

ZEEBO TecToy Console – ZEE..BOH?

La TecToy è sempre stata un azienda leader nel settore della pubblicazione e della produzione di videogiochi in territorio Brasiliano. Fiera portatrice di grossi marchi tra cui SEGA, in primis, e anche grazie ad una buona reputazione in ambito videoludico, nel 2008 decise di compiere un grosso passo avanti e tentò di commercializzare una vera e propria console, interamente realizzata dalla compagnia.

ZEEBO fù commercializzata nel Maggio del 2009. Questa console era stata studiata per un servizio di Digital Download Only, in collaborazione con la Qualcomm, compagnia che fornì i chipset necessari al collegamento della console tramite rete mobile dati.

Questa console non fù altro che un sistema “smarphone” su schermo televisivo, offrendo contenuti esclusivamente in DL e utilizzando un sistema di crediti, chiamato Z-Credits, a pagamento con ricariche.

Le specifiche:

  • ARM11 / QDSP-5 a 528 MHz
  • ATI Imageon
  • 1 GB NAND Flash
  • 160 MB RAM, 128 MB DDR SDRAM + 32 MB DDR SDRAM in MSM7201A
  • VGA (640×480)
  • 3G (2.5G o 2G quando necessario)
  • 3 porte USB
  • Slot per SD Card

Nonostante buone prospettive e le sue caratteristiche che convinsero ad investire, in un mercato poco battuto, aziende come Electronic Arts, Activision, Namco, Capcom, e id Software, la console non ebbe successo. Alcuno.

Spesso, quando capitano queste tipologie di “fallimento”, si accolpa la console di tale responsabilità, ma furono effettivamente i giochi, scadenti, datati e poco appetibili, a seppellire il tutto nel dimenticatoio.

La versione che ho reperito io è una seconda edizione, si differenzia dalla colorazione della scatola (inizialmente bianca a griglia, molto simile a quella del Master System Europeo) e da alcuni giochi già inclusi in memoria.

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Il retro della confezione riporta tutto quello che è mediamente standard per una console da videogiochi, dagli screenshot alle features e così via.

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In dettaglio viene spiegata la funzionalità dell’online e download dei giochi. La console si connette alla rete, proprio come un cellulare, in modalità dati in tipologia 3G. Gli Z-Credits sono utilizzati per acquistare giochi sullo store dedicato, incluse alcune applicazioni minori e la possibilità di navigare web tramite browser dedicato.

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Lo Zeebo è stato, da come riporta la confezione, ideato in california. Certo, non da Apple, poco ma sicuro.

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Aprendo la confezione, tutti i suoi contenuti sono “incastonati” all’interno di un alloggiamento in plastica.

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Questo era il controller “standard” dello Zeebo, con presa USB. Mi duole ammettere che il suo design, i suoi materiali e la sua funzionalità sono OSCENI. Plasticoso, scomodo, rumoroso e tremendamente leggero, non offre nessuna sensazione positiva, nessuna qualità al tatto. Gli analogici, seppur migliore di quello del controller per Nintendo64, è passabile, ma trascurabile. Il cavo è piuttosto lungo, che è tuttosommato una cosa positiva (almeno una…).

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La console ha un design… strano. Faccio davvero fatica a classificarla. Ricorda il muso di una supercar, oppure delle onde sul mare (California…). Sono presenti 2 porte USB sul fronte, una per il controller e l’altra per la tastiera, sempre USB. Presente una porta di memoria SD per l’espansione, i salvataggi e lo storage in generale. Sul retro è presente, unicamente, un uscita video/audio in Composito e la presa d’alimentazione per il trasformatore.

La tastiera, seppur svolge molto bene il suo ruolo, è una QWERTY senza sè e senza mà. Molto plasticosa e leggera, mi ha ricordato una versione economica di quelle uscite per Sega Dreamcast. Molto “sul risparmio“.

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Infine l’alimentatore, che accetta voltaggio in ingresso sia a 220V che a 110V (probabilmente optarono la possibilità per qualche esportazione in altri territori con voltaggio differente)

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A cura di Manuele “TheDeath”

13PICSEL2018

OG SHARP x68000 CZ-600CE Repair – GUIDA

Conoscete lo sharp x68000? Se la risposta è no, dovreste.

Questo “piccolo” gioiello, realizzato dalla SHARP nel 1987 e solo in Giappone, è un HomeComputer basato su CPU Motorola 68000 a 10Mhz. Possiede un parco titoli fenomenale, nonchè conversioni eccellenti di videogiochi da sala (Street Fighter 2 fù sviluppato su questa macchina).

Quasi tutti i modelli, durante i tanti anni che oramai sono passati, hanno sofferto di un grosso problema di costruzione e a causa della batteria installata che negli anni si è danneggiata e ha rilasciato liquido corrosivo all’interno della scheda madre, circa l’ 80% dei modelli che ancora oggi si possono trovare in vendita hanno sofferto di questo problema, e se sono ancora “vivi“, ne soffriranno presto.

Ma il problema peggiore, al giorno d’oggi dove il web è a portata di mano per chiunque, si trovano poche informazioni sulle loro riparazioni, considerando anche che questo retro PC è rimasto davvero di nicchia negli anni ed è tutt’oggi vagamente rimasto tale, in un grossa pentola chiamata “retrogame”, che è oggi sulla bocca di tutti.

Questa piccola guida ha lo scopo di raccogliere tutte le informazioni che sono riuscito a reperire tramite internet e nei vari forum (altra cosa che oramai nessuno conosce più) che ho frequentato nell’intento di riparare il mio sharp CZ-600CE.

Il punto critico, come ho specificato prima, è la batteria. Serve per tenere in memoria i settaggi del bios (memoria, orologio, impostazioni varie di boot, ecc ecc) proprio come i computer di oggi.

Questa batteria si trova in una zona cruciale del sistema, dove sono presenti ben due Oscillatori al quarzo (da 69Mhz e da 38Mhz), alcuni binari di resistenze/condensatori e diversi TTL integrati.

Partendo dal meno grave in sù, i seguenti sintomi sono riscontrati dopo l’accensione:

  • Nessun salvataggio del bios e impostazioni
  • Nessun video visualizzato a schermo
  • Tasto d’accensione frontale che non spegne e/o accende il pc
  • La macchina non si accende del tutto (nb: considerato che abbiate alimentatore interno funzionante e/o abbiate modificato l’alimentazione con un ATX moderno)

Salterò la parte dello smontaggio dato per scontato che voi lo sappiate fare (risulta comunque facile, ma i tutorial si trovano in rete) e passerò direttamente alla motherboard.

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Questa è la parte incriminata di tutto il sistema. Con tutto il probabile vi ritroverete un sacco di macchie verdi e corrosione in tutta la zona vicina alla batteria, che rimuoverete per primo, tagliandogli nettamente le gambe con una pinza o delle tronchesi.

Noterete che esattamente alla destra della batteria è situato l’oscillatore al quarzo da 69.55199MHZ, da considerarsi defunto. La batteria ha già eseguito il compito di buttarci acido all’interno, danneggiandolo e rendendolo irriparabile. A causa della sua necessaria e specifica frequenza, non è possibile sostituirlo con nessun equivalente superiore o inferiore (es: 70.0000 Hmz o 67.0000Mhz) ma solamente con il modello che andrò a descrivere.

Questo modello è una versione odierna di un oscillatore, con la possibilità di essere programmato a qualunque frequenza desiderata. Cercate questo modello su Digi-key: CPPT1-HT0PT-ND, acquistatelo e nelle note dell’ordine richiedete d’essere “masterizzato” alla frequenza di 69.551199Mhz. Digi-Key è un ottimo sito dove reperire questo tipo di  materiale, l’oscillatore vi costerà pochi euri (2-3E) ma pagherete, ahimè, molto di spedizione fino in italia (dall’america), ben 18Euro. Consiglio una piccola spesa aggiuntiva per risparmiare qualcosa sulle spedizioni e valorizzare l’acquisto.

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Una volta ricevuto dobbiamo effettuare una piccola modifica. Taglieremo il PIN1 (dove si trova il pallino bianco) dell’oscillatore in quanto in questo modello è considerato un OUTPUT ENABLE e non un punto di massa (Ground) come sull’x68000, quindi se verrà collegato alla massa sarà disablitato automaticamente. Una volta tagliato lo isolate con un pezzo di nastro isolante in modo tale che non vada a toccare contatti nella motherboard. Saldate i rimanenti 3 pin che sono compatibili con quelli rimanenti sulla scheda.

E’ abbastanza raro che succeda, ma se volete verificare che la macchina sia probabilmente già funzionante, potete collegare il tutto e fare un test. Se avete già risolto, STANDING OVATION per voi, altrimenti, procedete nella lettura, continueremo nella riparazione.

Dopo aver sostituito l’oscillatore ci concentreremo sui componenti vicini alla batteria, d’altronde l’acido che ha rilasciato ha corroso tutti i componenti in quella zona e non sempre si risolve cambiando solo ed esclusivamente l’oscillatore stesso. I successivi componenti che si deteriorano sono due integrati, precisamente il 74132N (QUADRUPLE 2-INPUT POSITIVE-NAND SCHMITT TRIGGERS) e un 7705ACP (SUPPLY-VOLTAGE RESET/SUPERVISOR). Li trovate nuovi, anch’essi, su Digi-Key.

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Ci sono diversi metodi per poterli rimuovere dai loro alloggiamenti. Potete utilizzare un succhia stagno elettrico oppure spezzare, con una tronchesina, le gambe e rimuovere il componente, successivamente togliere i residui con un saldatore a stagno. Fate molta attenzione a non rovinare le piste di conduzione del circuito stampato e utilizzate sempre la pasta dissaldante.

Un buon consiglio è quello di alloggiare SEMPRE i componenti sostituiti su dei socket di alloggiamento, in modo tale che sarà facile installarli e rimuoverli eventualmente in futuro.

Se ancora non dovesse funzionare, l’ultima opzione, considerato che avete eseguito tutto correttamente, è quella di “ravvivare” tutte le saldature presenti nella zona, cambiando resistenze, condensatori 104Z (0.1uF) e diodi. Potete inoltre, come ultimissima soluzione, dubitare che l’oscillatore da 38.86363Mhz sia funzionante (nel mio caso) e sostituirlo sempre con lo stesso modello programmato da digi-key (cambiarlo nonostante tutto è comunque buona cosa) ricordandovi sempre di rimuovere il PIN1 e isolarlo.

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A conti fatti, questo è il risultato del lavoro ottenuto. La batteria può essere sostituita con una batteria tampone 2032 da 3V o da 3.6V, rigorosamente ricaricabile (NON utilizzate pile NON ricaricabili!!!)

Spero dì avervi aiutato con la ripazione del vostro modello CZ-600CE!

Alla prossima

Manuele “TheDeath”

16PICSEL2018

Game Gear GGTV Console – Parte 2

Arrivati a questo punto, dopo aver configurato gran parte dell’hardware interno, mi sono dedicato alle connessioni video/audio e allo slot delle cartucce.

La scocca che ho acquistato è risultata molto comoda nella parte posteriore, grazie a degli sportelli estraibili, ad incastro, ho potuto collegare direttamente le 2 pcb audio e Power, forando e limando le parti interessate per creare le sagome.

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Dopo la parte audio ho collegato l’entrata della corrente (9V DC) e ho utilizzato una presa din a “C” da 8 Poli, esattamente la stessa che si può trovare nei MegaDrive primo modello e nel NeoGeo Aes.

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Per il Jack dell’alimentatore ho optato di sostituirlo con un altro simile, in quando la pcb occupava troppo spazio, montata sopra, e non permetteva di installare la presa C 8Poli in comodità.

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Seguendo il pinout di un megadrive, e con un pò di pazienza, ho collegato il tutto man mano assicurandomi d’aver collegato correttamente.

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Prima di passare a modificare la scocca superiore ho collegato il tutto ad una TV da 14″ e ho testato il corretto funzionamento. Temevo d’aver sbagliato qualcosa dopo tutti i vari collegamenti e fili, ma fortunatamente non è stato così.

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Una piccola verifica per controllare che il tutto si chiudesse senza ingombri, e si passa alla foratura dello slot cartucce.

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Per “rilevare” la sua posizione nella parte superiore ho misurato, con un calibro, la posizione del portacartuccia nella parte inferiore e ho riportato le misure sulla parte superiore, allargandomi di qualche millimetro in ogni lato per essere sicuro di avere un pò di spazio in entrata.

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Ho nuovamente eseguito un altra verifica per vedere se le cartucce entravano correttamente nello slot, tutto ok!

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Seguendo l’idea di un vecchio modello che avevo creato, ho disegnato la grafica a Photoshop e l’ho applicata sulla scocca. Per il led ho utilizzato una rondella dipinta di nero poichè ho erroneamente forato male il buco del led e ho dovuto rattoppare al meglio che potevo.

Rimane da creare la grafica per la parte posteriore… e la scatola! Esatto, la scatola!!

Nella prossima e ultima “puntata” vi mostrerò il risultato finale, incluso di confezione creata completamente da 0!

A cura di Manuele “TheDeath”

16PICSEL2017

 

 

 

 

Game Gear GGTV Console – Parte 1

Il Game Gear è stato sicuramente il secondo portatile che ho utilizzato di più da ragazzino. Possedevo il GameBoy, ma alcuni miei amici mi spinsero a richiederlo come ennesimo regalo per natale, schermo a colori e retro-illuminazione, a quei tempi fantascenza. Ci passai innumerevoli ore.

Passati gli anni si sà, la tecnologia avanza e compie passi da gigante. Ad oggi, la qualità visiva dello schermo è preistoria, e paragonato a quello che c’è in commercio oggi, una barzelletta. Qui entra nuovamente in gioco Tim Worthington, creatore di diversi dispositivi in grado di modificare l’hardware ai massimi livelli, come abbiamo visto per il Nintendo64 PAL con l’rgb.

Grazie ad una sua scheda specifica di conversione, creata ad hoc, è possibile ricavare segnali RGB e Composito, direttamente dall’hardware del GameGear. Non solo è possibile cambiare lo schermo con un LCD/TFT di qualità superiore, ma è possibile ottenere un uscita video in RGB e proiettarla direttamente su qualsiasi televisore dotato di presa Scart e/o Video Composito. Incredibile!

Acquistai questa scheda di conversione, tramite il suo sito web, diversi anni fà, ma nonostante ho modificato e ri-creato diverse sostituzioni di schermo, scocche diverse e quant’altro, non sono mai rimasto soddisfatto del lavoro e ho un pò abbandonato il progetto così com’èra. Diversi mesi fà girò in rete una notizia che un utente giapponese aveva creato, anche grazie alla scheda di Tim (seppur ricreata da 0) una console/GameGear, con vicinissime somiglianze ad un Master System primo modello, la GGTV Console.

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Lessi tutto l’articolo e ne rimasi colpito, decidendo in seguito di creare qualcosa anchio, seguendo l’idea in generale, ma utilizzando mia inventiva (e quello che capitava a tiro, per così dire).

Decisi sin da subito di abbandonare l’idea di creare una scocca per conto mio. Avevo già ideato cosi simili, nonostante avessi usato varie metodologie, incluso la stampa in 3D, non ero mai rimasto soddisfatto dal risultato finale, tenendo anche conto dei pochi strumenti a disposizione nel mio piccolo laboratorio. Girovagando in rete mi sono imbattuto in una ditta inglese, la Hammond, e optai per una scocca in ABS nera, ideale per “materiale elettronico”, modello 1599.

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La forma si avvicinava molto all’idea di una console da gioco quindi decisi di acquistarla e di provare a lavorarci sopra.

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Il primo approccio è stato quello di immaginarmi la disposizione di tutta la componentistica che mi serviva al suo interno. Dopo aver rimosso lo slot delle cartucce, ho riposizionato il tutto in modo che potessi immaginarmi il pacchetto completo, tenendo presente di ogni collegamento che avrei dovuto effettuare, ogni misura, ogni altezza e tutte le varie pcb con cavi annessi, fino ad arrivare alla disposizione nella foto.

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Il primo lavoro che ho effettuato è stato incentrarsi sulle porte/connesioni necessarie, nella parte frontale della console. Ho forato e creato un tasto power e un tasto per lo start, ho poi collegato ad una presa D-SUB, a 9 Poli, la crociera direzionale, i due tasti, power (5V) e terra, facendo riferimento al pinout di un controller master system.

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Successivamente ho saldato, uno ad uno, i pin che avevo tagliato con una presina, utilizzando un sottilissimo cavo usato per le piattine IDE dei vecchi computer.

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Ho fatto passare ogni cavo sotto la pcb (sospesa da dei piedini presenti all’interno della scocca) e li ho risaldati sulla pcb, ri-creando la connessione primaria che avevo interrotto tagliandoli, seguendo con cura e assicurandomi di collegare tutto nell’ordine corretto.

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Dopo aver controllato con un multimetro ogni connessione, ho applicato della colla a caldo per fissare la basetta che alloggia le cartucce e tutti i cavi di connessione. Al centro, sorretto da un chip guasto, per creare spessore, ho allocato la scheda di conversione e incollato a caldo sul chip, al centro.

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Dopo aver fissato la scheda, ho collegato tutta la parte inerente alla conversione video, seguendo la guida di Tim, sul suo sito web, e ho lasciato asciugare il tutto, pulendo eventuali residui di colla e sporco in generale.

Nel prossimo blog mi occuperò della scocca superiore e le connesioni sul retro della console!

A cusa di Manuele “TheDeath”

16PICSEL2017

 

 

 

 

Sega MegaDrive 2017 TECTOY Re-Launch!

Quando le cose capitano proprio a puntino.

Se mezzo mondo impazzava per il rilascio imminente del Super Nintendo Mini, dopo il grande successo del Nintendo mini l’anno prima, in Brasile si pensava a tutt’altro. Qui, dove aveva sempre regnato SEGA come periferica ludica di prima categoria, la celebrazione dei 30 anni di collaborazione tra TECTOY e la stessa casa del famoso porco spino blu, era imminente.

Questa notizia, non solo era carica di nostalgia per tutto il territorio brasiliano, ma portava con sè qualcosa di unico, proprio come Nintendo, commercializzando una versione commemorativa del tanto amato Sega MegaDrive.

 

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Dopo una presentazione alla stampa nazionale, con tanto di rappresentanti storici di ambo i marchi (tra cui Tsurumi Naoya, vice presidente di Sega/Sammy Holdings), fù presentata la prima console “prototipo” pre-commercio, e con gran sorpresa dei presenti, non si trattava di una versione “mini” secondo alcuni rumors che circolarono settimane prima, ma di una replica 1:1 con alcuni accorgimenti.

Non potevo farmela scappare… e grazie ad un venditore brasiliano su ebay, sono riuscito a reperirne una, in versione ancora “più speciale”.

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Mi è stata gentilmente ( o, comodamente?) spedita con la scatola di spedizione utilizzata dalla TecToy stessa. Questo modello poteva essere acquistato esclusivamente ONLINE sul sito web della TecToy al prezzo di 449Real Brasiliani, attualmente 117Euro al cambio.

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Nonostante sia già in possesso di un modello Brasiliano originale di quell’epoca, non ho potuto effettivamente confrontare le differenze con questo nuovissimo modello, a causa della mia versione, denominata Sega Mega Drive II, commercializzata anni dopo per illudere la clientela in una nuova versione, ma che sostanzialmente rimaneva identica al primo modello.

Ci sono comunque delle differenze a dir poco palesi, come la descrizione sul retro, che riassume una specie di “mitologia” di questa console, oppure la presenza di una scheda Micro SD contentente 22 Giochi, roba decisamente odierna.

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Un ulteriore particolarità di questa versione era la possibilità, per chi avesse effettuato il pre-ordine, di poter ricevere la console con una serigrafia riportante il proprio Nome e Cognome, preceduto da una sigla che trascriveva “Questo modello è stato creato per”.

Nel mio caso, la console è serigrafata per un certo “Rodrigo Miranda“, che non ho avuto modo di sapere chi fosse, in quanto il venditore faceva da tramite di vendita. Questo particolare rende davvero unico il modello che ho ricevuto, così come chiunque abbia effettuato il pre-ordine e che abbia deciso di farsi trascrivere il nome sopra.

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All’interno della confezione, la console è imballata in modo atipico e non presenta cartone o polistirolo pre-formato. Questo tipo di imballo risulta molto precario ed è facile che la console esca dagli incavi sui lati, cosa che mi è naturalmente successa alla prima apertura (ed aggravata sicuramente dai corrieri che l’hanno trasportata).

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Questa nuova versione ha una scocca in plastica davvero molto bella e solida, risulta nero/opaco al tatto e alla vista, discostandosi dalla brillantezza dei modelli originali dell’epoca. Leggerissima in mano, ma una buona plastica in generale.

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Nel retro è indicato la zona di produzione, medesima sin dalle prime produzioni del Master System, il logo TecToy con indicazione di voltaggio accettato, per finire, molto ironicamente (??), i dettagli hardware della macchina.

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Questo modello ha diversi squilibri per quanto riguarda i pregi e i difetti.

In primis, dovuto sicuramente ad un risparmio all’osso, non è compatibile con Sega Mega CD (non presenta nemmeno lo slot ad apertura), con il Master System Converter, con Sega 32X e nemmeno con i giochi SVP (Sega Virtua Processor) come ad esempio, Virtua Racing. Il suo utilizzo è esclusivamente dedicato ai “normali” giochi su cartuccia e su MicroSD in formato ROM.

Per standardizzare la modalità di visualizzazione, stando anche a quanto dichiarato, ovvero per rendere il modello “che ricordi” quello vecchio, presenta esclusivamente un formato in video composito. Niente HDMI o RGB, rendendo la qualità video della console con una dei peggiori formati disponibili sia all’epoca che al giorno d’oggi. Purtroppo da questo lato, sicuramente tra i più importanti, questa nuova versione rende l’esperienza visiva di pessimo gusto.

Per risollevare un pò il “morale”, la console ha incorporato tutto quello che necessita in ambito di alimentazione, includendo al suo interno e incorporandola nella console stessa, voltaggio in ingresso sia a 110V che a 220V, rendendola compatibile per qualunque territorio, incluso america e giappone. Niente più mattoni pesanti da collegare alla presa di corrente.

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La console, come abbiamo già detto, è compatibile con cartucce “normali” e presenta uno slot modificato, creato per alloggiare sia i giochi americani, giapponesi e così via, senza alcun blocco regionale.

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La scheda MicroSD inclusa, che contiene 22 Titoli, è fabbricata in Brasile, come riporta la scritta sulla scheda. Nonostante tutte le parti di plastica siano state prodotte in casa, la componentistica hardware, come oramai di consueto, è tutta Made in China.

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Chiaramente oltre alla console è incluso un controller, a 3 tasti, di fattura discutibile, come ne potete trovare a milioni su Aliexpress o Bangood, gli amazon cinesi. Forse qualcosa in più di quest’ultimi, ma ben lontano dai controller originali d’epoca.

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E infine il cavo composito, possibilmente il più economico mai prodotto nella storia.

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Per la parte cartacea è incluso un piccolo manuale in bianco e nero, molto semplice ma descrittivo, sull’utilizzo e le precauzioni della macchina.

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e un foglio A4, firmato da Stefano Arnhold, presidente amministrativo, con vari ringraziamenti per l’acquisto da parte di affezionati, nostalgici e chi più ne ha ne metta.

Tirando due somme, devo ammettere che nonostante sia un bellissimo pezzo commemorativo da collezione, più che da utilizzo, è stato prodotto con poca cura e con minimo sforzo. Sono ben lontani gli anni in cui TECTOY, orgoglioso marchio brasiliano, produceva e commercializzava tutto il reparto SEGA nel suo territorio, offrendo qualità pari al vero e proprio stesso produttore/ideatore primario, Sega Japan e Sega Of America.

Purtroppo devo assegnare a questa iniziativa un secondo posto “tirato”, perchè è proprio grazie al fatto dell’anniversario, della licenza e della collaborazione con SEGA stessa che questo prodotto sarebbe dovuto uscire con alti standard qualitativi, proprio come Nintendo e i suoi bellissimi mini modelli. Se non fosse stato per tutto questo, ne avrei sicuramente parlato come se si trattasse di un ennesimo clone dalla cina, esattamente come il Sega Genesis 3, una console che vuole commemorare qualcosa, ma che infine non fà altro che ricordarci quanto era bello quel periodo, e quanto le cose erano qualitative in ogni aspetto, perchè il cliente era sempre davanti a tutto, e per 117Euro, DOVEVA NUOVAMENTE esserlo.

 

A cura di Manuele “TheDeath”

16PICSEL2017

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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