Game Gear TECTOY Brazil!

GameGear TEC TOY!

Portare i propri videogiochi preferiti fuori casa.

In quanti, come me, la notizia fece letteralmente perdere la testa?? Da quando lo vidi per la prima volta in TV, nel programma Bim Bum Bam, riuscì a “rincoglionire” a tal punto i miei genitori che dopo poche settimane avevo il mio Game Gear, assieme a Sonic The Hedgehog e Columns, perchè mamma e papà, “posso mica guardare lo schermo e basta? ci dovrò giocare no”

Certo, vivevo e abitavo a Chivasso (Torino), non è che ci fosse proprio il “mare” a due passi, e di sicuro se uscivo di casa era per andare a scuola, non certo in spiaggia.

E i miei amici della Tec Toy? I Tectoyani? (uhm.. va bhè). Loro sicuramente il mare (i mari) l’avevano, così come avevano anche il Game Gear.

Regnavano indiscussi in tutto il territorio, con Master System e Mega Drive non si parlava d’altro, come potevano non avere il Game Gear? Impossible.

Naturalmente potevano mica “copiare” i prodotti già esistenti in Europa e In America? Ovviamente no, come vi avevo anticipato in merito al Mega Drive II, tutta la produzione e distribuzione era incentrata Brazil-only, abbattendo costi e tempistiche.

Conoscendo abbastanza bene i loro prodotti, dopo che finalmente riuscì a reperire un paio di giochi per Game Gear brasiliano, mi “scappò” un sorriso ironico. Qui in piemonte si dice “Bastian Cuntrari“, ovvero quando una cosa/persona è completamente l’opposto di quello che fanno, solitamente, le altre.

Se in europa e in America i giochi venivano venduti nelle confezioni di cartone, in brasile adottarono un “reciclo” delle custodie dei giochi Master System, e ne modificarono la tipologia relazionandola al Game Gear stesso, che pensandoci bene, fù non solo un ottima idea, ma anche un gran risparmio da parte dell’azienda.

 

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Le confezioni quindi erano niente di meno che le stesse identiche confezioni utilizzate per i giochi Master System (inverosimilmente identiche alle nostre e quelle americane), la grafica ricalcava il classico quadrettone grigio, ma con linee verdi anzichè blu/viola scuro (come nelle versioni PAL). Il layout della grafica era molto simile ai giochi Mega Drive (sempre Tec Toy), con un unica grossa immagine sul retro, e tutte le indicazioni tipiche di produzione/licenza/commercio ecc ecc…

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Il dorso, incluso Power Rangers The Movie (successive release), riprendeva lo stile delle confezioni, con indicazione del sistema di gioco, nome e marca.

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L’interno includeva il classico libretto in bianco e nero (come visto per i giochi Mega Drive, e questa volta non colorato a mano da chissà chi!!) e chiaramente la cartuccia di gioco.

Dato che il case era principalmente usato per i giochi Master System, fù creato un porta cartuccia del porta cartuccia (!?) in modo tale che le cassette potesse alloggiare comodamente. Di fatto questo resta l’unico pezzo “extra produzione” ideato per questa tipologia di giochi.

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Un piccolo dettaglio del libretto, naturalmente tutto in Portoghese.

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Proudly Made By TecToy, nessuna citazione a SEGA come nelle classiche confezioni Americane e Europee (SMS e MD)

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Anche sul retro della cartuccia, giusto per chiarire meglio qual’ora ci fossero ancora dei dubbi.

 

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E infine le release un pò più vecchiotte, come in questo caso Power Rangers The Movie, 1995. Lo stile della confezione fù successivamente preso d’ispirazione alle confezioni viola dei giochi Americani per GameGear.

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Tranne il fatto che, secondo TecToy, il blu con il viola”stava” evidentemente meglio della semplice scritta bianca “GAME GEAR”…

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Affascinanti… Durevoli! Chissà forse dureranno veramente di più nel tempo le versioni Brasiliane che quelle di cartone nostrane? O tu uomo del futuro che stai leggendo questa pagina (?), risolvi l’enigma e fai dilagare la notizia oltre lo spazio cosmico!

No, è che si è fatto tardi.. e sono in fase crollante. Ora vado.

A cura di Manuele “The Death”

16PICSEL2016

Super Nintendo PLAYTRONIC… tu vò fà l’americano…in Brasile?

Provaci ancora Nintendo!

La commercializzazione del Nintendo NES 8-bit era finita malissimo in Brasile. TecToy, assieme a SEGA, dominavano ogni scena videoludica, abissando completamente chiunque altro si buttasse nel mercato. Nemmeno Nintendo, che ebbe lo stesso successo ma in modo inverso, surclassando ogni rivale nei territori Americani e in buona parte dell’Europa, riuscì nell’impresa.

Semplicemente, immettere un prodotto su mercato, senza un buon distributor, non aveva funzionato, ma proprio per nulla.

Ed ecco che entra in gioco la PLAYTRONIC, nata dall’unione di due compagnie: Estrela, un importante fabbrica di giocattoli Brasiliana ed Gradiente, publisher (già responsabile dei cloni ufficiali per Atari 2600 e Msx).

Sussidiaria di Nintendo dal 1993 al 1996, fù la primissima compagnia a produrre materiale Nintendo al di fuori del territorio Giapponese, perchè proprio come la sua connazionale TecToy, la Playtronic produceva tutto il materiale in territorio nativo.

Bhè no. Non fù un successo.. nemmeno questa volta. Ma cosa era andato storto? Semplicemente vige la regola “chi arriva tardi male alloggia”.

Ufficialmente furono messi in commercio circa 40 giochi, tra i più famosi dalle varie case editrici di quegli anni. Oggi, ma come gran parte di questi giochi provenienti da territori simili, sono molto difficili da reperire e mi sono capitate pochissime occasioni di poterne vedere uno e/o addirittura poterlo acquistare.

L’unico gioco (e che gioco!) che attualmente sono riuscito a recuperare è SPARKSTER, bellissimo Action/Platform della Konami, creato dalle saggie menti di Contra Hard Corps.

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Ed ecco il box del gioco, nella sua “miracolosa integrità“. Il design, della confezione, delle istruzioni e della cartuccia, fù completamente ispirato alle versioni Americane.

A differenza però di quest’ultime, oltre a riportare le scritte in Portoghese e il logo PLAYTRONIC (presente in tutte le confezioni dei giochi), la regione della console era classificata come PAL-M (60htz) ma era anche in grado di leggere, senza blocchi, gran parte dei giochi americani NTSC-US.

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Il retro del box, anch’esso tutto scritto in portoghese, era nuovamente identico alle versioni Americane, con la differenza che riportava PLAYTRONIC come indicazione di produzione, licenza e commercio.

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Certo, ciò non toglie però che nella qualità delle immagini, relative al gioco, un piccolo impegno in più sarebbe stato apprezzato dai consumatori… sperando si tratti di un caso unico tra i suoi simili!

Anche la cartuccia fù proposta nello stesso stile delle versioni Americane, mentre l’adesivo sul retro fù modificato e reso unicamente disponibile per la lingua parlata in Brasile.

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E il suo libretto, in bianco e nero, con tutte le informazioni in medesima lingua. Queste versioni monocromatiche, in realtà, non sono esclusive di queste versioni ma si potevano reperire in alcune copie dei giochi NTSC-US realizzate, per conto di Nintendo, nella città del Messico. Sostanzialmente sono “copie” economiche, ove il risparmio sulla stampa a colori è la diversità maggiore di questi libretti. La pagina posteriore riporta la casella postale/indirizzo della PLAYTRONIC.

Lunga vita a SEGA Bras.. ehm, Nintendo Brasil!

A cura di Manuele “TheDeath”

16PICSEL2016

 

MegaDrive II By TECTOY Brasile

Viajar na maionese!” Che se cercate il blog di cucina, scusate, è il posto sbagliato!

“Una cosa molto assurda”, che fù la stessa identica cosa che pensai quando scoprì il mondo SEGA in Brasile, ma partiamo dagli inizi.

Se come molti di me si ricorderanno della fantastica GIG (nd. Giochi Preziosi), in Brasile sicuramente si ricorderanno inverosimilmente della loro TEC TOY.

Formata da ex dipendenti “Sharp“, la Tec Toy divenne, in pochi anni, una delle compagnie di pubblicazione/distribuzione più fruenti in tutto il territorio. Dopo aver fiutato la nuova ondata di business relazionata ai videogiochi interattivi, Tec Toy acquistò la licenza dei prodotti SEGA e si mise da subito alla commercializzazione dei suoi prodotti.

A differenza di Nintendo, che non ottenne nessun partner così convenevole, Tec Toy ebbe un successo INCREDIBILE, tanto che a quell’epoca, se si parlava di videogiochi, si parlava di SEGA Master System e Mega Drive. Fù così prorompente nel mercato che se ne continuò a parlare (e a uscire videogiochi in commercio) fino al 1997. Il Nintendo NES (Nintendhino, come lo chiamavano loro) e lo SNES erano praticamente INESISTENTI.

I videogiochi rilasciati furono davvero molti, alcuni di questi (i primi giochi a catalogo) erano distribuiti in bellissime confezioni cartonate, altre invece furono delle vere e proprie esclusive per il Brasile, come ad esempio Duke Nukem 3D o Yu Yu Hakusho Sunset Fighters.

Tec Toy però, a differenza della nostra GIG, non solo distribuiva e pubblicava, ma fabbricava anche tutti i suoi prodotti (console, giochi, accessori) all’interno del suo territorio, tutto ciò gli concesse di poter rilasciare revisioni hardware proprie, nuove console e nuove “versioni” a proprio piacimento.

Ed è qui che entra in gioco il MEGA DRIVE II che sono riuscito a reperire grazie ad un amico, ed è stata più un occasione unica che rara. Lo è stato perchè i Brasialiani, proprio come i Giapponesi, sono estranei a Ebay e utlizzano un circuito di commercio online dell’usato tutto loro (MercadoLivre) dove naturalmente, proprio come per Yahoo Auction, non è possibile acquistare in modo diretto, ma bisogna appoggiarsi a qualche amico (o agente) che acquista e spedisce per conto nostro. Ad aggiungersi al fatto che sono anche difficili da reperire posso garantire che è stato un momento più che fortunato!

Naturalmente la prima domanda è: “Perche si chiama MegaDrive 2? è chiaramente il primo modello (Europeo e Americano) che tutti noi ben conosciamo“. Qui subentra quanto anticipato prima, ovvero che Tec Toy, avendo piena licenza, poteva creare “revisioni”, vere o non, di tutto quello che produceva. In questo caso è stata una mossa commerciale per illudere il consumatore di un nuovo modello “con hardware interno migliorato”, in quanto il primo modello che tutti noi conosciamo fù realmente commercializzato, ma che effettivamente non aggiungeva nulla di nuovo rispetto a prima.

Quindi il Mega Drive 2 che è uscito da noi come lo hanno chiamato da loro?” Bhe facile no? Mega Drive III! Ma forse stò correndo un pò troppo!

Ritorniamo al nostro Mega Drive II

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Questa è la presentazione del box della console, oltre a includere Sonic The Hedgehog veniva mostrato il rendimento su una vera tv, i giochi disponibili, il master system converter e i contenuti generali della confezione.

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La disposizione all’interno del box, con un vano per la cartuccia di Sonic sotto la console stessa.

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E naturalmente la regina della festa! Prodotta interamente in Brasile. Il suo stile ricalca molto la versione Americana (Sega Genesis) che riporta la scritta HIGH DEFINITION GRAPHICS nella parte superiore, la sua esclusiva scritta MEGA DRIVE II, mentre sul retro riporta il logo TEC TOY, la zona di produzione e le specifiche della console con l’indicazione della licenza SEGA. La console è di regione “PAL” a 50Htz.

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Vari opuscoli e certificati di garanzia con codice numerico, riporta inoltre i centri di riparazione/sostituzione ufficiali in tutto il territorio Brasiliano.

Le istruzioni sono riportate in portoghese su un semplice manualetto in bianco/nero.

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Il classico controller a 3 tasti, che a differenza delle versioni PAL/JAP e USA ha la dicitura “MEGA DRIVE CONTROL PAD” anzichè “Computer VideoGame Control pad“, quasi a voler indicare l’esclusività del suo utilizzo.

L’alimentatore, che stranamente è sia pesante che molto grosso e ingombrante, riporta la dicitura del voltaggio (220V) e gli heartz di frequenza (50Hz)

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L’immancabile modulatore RF, l’incubo di ogni giocatore dell’epoca!

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E infine il gioco incluso, Sonic The Hedgehog. Il box, anch’esso stampato in brasile, ha un design della confezione tutto suo, con nuovi font e screenshot del gioco.

Il manuale, in portoghese, è completamente in bianco/nero, inclusa, teoricamente, la copertina.. ma può darsi che qualcuno ha avuto il momento “pittore” quel giorno…

A cura di Manuele “TheDeath”

16PICSELS 2016

Samsung Sega Saturn (Virtual-On)

Stesso posto, stessa solfa. Esattamente com’era successo per la Capcom (KOKOCAPCOM), le licenze commerciali in Corea costrinsero tutte le compagnie videoludiche “estere” ad adottare il metodo “Joint Venture“.

Se LG commercializzava il 3DO e la HYUNDAI il Super Nintendo, SAMSUNG si occupava dei prodotti made by SEGA. Nel 1996, dopo aver pubblicato il Master System (Alladin Boy) e il Mega Drive (Super Alladin Boy), arrivò il turno del Sega Saturn Giapponese, che fù rinominato semplicemente Samsung Saturn (spiacente caro aladino, sei acqua passata!)

Solamente 23 titoli furono pubblicati in Corea, tra questi era incluso Virtual On Cyber Troopers, bellissimo sparatutto/match arena in terza persona, inizialmente uscito nelle salegiochi verso la fine del 1995 e convertito quasi subito su PC e Sega Saturn.

Ho avuto modo di reperirne una copia tramite Ebay, circa 4-5 anni fà, ma da allora non ho mai visto altre copie in vendita, nè di Virtual On nè degli altri 22 titoli rimanenti in catalogo, salvo qualche caso sporadico.

Uno dei motivi principali fù che in Corea, verso la fine del millennio, vi fù un cambio di tensione elettronica in tutto il territorio, che passò da 110Volt (come in giappone) a 220Volt (come, ad esempio, in Italia). Questo cambio rese sostanzialmente l’elettronica “giacente” nel territorio come obsoleta e fù gran parte smaltita e reciclata.

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Complessivamente la copertina e il packaging del gioco, a prima vista, può indurre a pensare semplicemente ad una tipica versione giapponese, se non fosse per quel SAMSUNG grosso come una casa nella parte della Spine-Card, una vista da lontano ingannerebbe sicuramente.

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Il design della copertina è identica alla versione Giapponese, ma sul lato basso/destro è riportato SAMSUNG al posto di SEGA.

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Solo sulla parte posteriore della copertina vi è un vero e proprio riferimento a SEGA stessa, quasi come se non dovesse esistere e ne fosse completamente estranea in tutto e per tutto.

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Un adesivo sulla Spine-Card, nella parte posteriore, indica il prezzo di vendita per il nuovo (74,000 Wong = 56Euro al cambio attuale) e il prezzo dell’usato consigliato (?) (45,100 Wong = 34Euro al cambio attuale)

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Il Cd, dove SEGA viene quantomeno citata a grosse lettere

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E la Spine-Card, che è stranamente incollata al box esterno, su entrambi il lati (?)

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Il libretto è, naturalmente ma non troppo scontato, tutto in Coreano.

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Lato esterno senza Spine-Card, con il codice seriale GS-9612J

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A cura di Manuele “TheDeath”

16PICSEL 2016

Keep On Keeping On CAPCOM Korea!

Una delle ri-conferme assolute in rivoluzione interattiva, la Playstation 2!

Se in tutto il resto del mondo il nuovo bolide nero di Sony faceva parlare ben oltre se stessa, in Corea la situazione era decisamente diversa. Qui non erano le console “che parlavano di sè“, ma erano le compagnie stesse che fecero parlare dei loro prodotti su “una piattaforma di nuova generazione” non ben specificata…

L’eperienza media di un videogiocatore Coreano era l’import (Dal Giappone, Cina o Americhe) ma nessuna delle grandi compagnie videoludiche, che avevano già sondato il terreno negli anni passati, chi per conto loro e chi per conto di terzi (Nintendo, Sega e varie licenze MSX), aveva affondato le sue radici creando una vera e propria sede/filiale che gestisse il tutto per conto proprio.

CAPCOM fù una di queste, tra le prime in linea e con fondazioni di filiali già sparse nei punti chiave del globo.

Le licenze in Corea furono dei veri e propri macigni per le compagnie provenienti da fuori il territorio nativo e fù il motivo principale a causare una scarsa affluenza di compagnie estere, soprattutto in campo tecnologico e di intrattenimento visivo.

Tra le uniche opzioni disponibili, CAPCOM (ma come così, molte altre) si avventurò nei famosi “Company joint Venture” e fù spalleggiata da Enterprise Coco, una compagnia che si occupava già di distribuzione e pubblicazione di videogiochi e apparecchi d’intrattenimento all’interno del territorio Coreano.

L’unione delle due compagnie diede luce alla KOKO CAPCOM, prima sede ufficiale in Corea, che oltre a richiamare il nome della partnership era l’abbreviazione delle parole Keep On Keeping On, indicando appunto il forte intento d’espansione da parte di Capcom stessa.

Ufficialmente la compagnia nasce nel 29-Giugno-2001 furono pubblicati i primi 3 titoli il 22-Febbraio-2002: Maximo, Devil May Cry e Onimusha. Una partenza con il botto, con subito all’attivo 3 titoloni da richiamare attenzione immediata.

Grazie a uno dei miei amici, nonchè uno dei maggiori collezionisti in Corea, sono riuscito a recuperare Clock Tower 3 (Pubb. 22-05-2003) e Chaos Legion (Pubb. 27-03-2003), un piccolo “bottino”, poichè la reperibilità di questi giochi è molto scarsa oggigiorno, tenendo presente che la comunità di collezionisti in Corea vanta un numero non indifferente.

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Le copertine sono essenzialmente d’ispirazione Giapponese (in questo caso, gli artwork sono identici), così come il tipico box NERO, che ebbe luce anche in Europa per le prime release dei giochi e fù sostituito con il classico colore Blu, mentre il colore nero fù mantenuto in America e in Giappone, oltre che in Corea.

La classificazione della regione venne mantenuta a NTSC-J (il formato Giapponese) ma nonostante questo, sia i giochi che i libretti erano esclusivamente scritti e sottotitolati in Coreano e in nessun’altra lingua.

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Sul box è presente sia il logo della KOKO CAPCOM, sia quello della CAPCOM stessa, le compagnie si distinguevano tra loro, nonostante fossero praticamente un unica cosa in ambito territoriale…

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Infine, per quanto riguardava i giochi CAPCOM, ogni confezione includeva una carta numerata, con la quale era possibile partecipare ad eventi speciali organizzati.

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Il mio caro amico mi accennò che con queste tessere aveva partecipato ad alcuni eventi, completamente sponsorizzati, dove era possibile provare in anteprima nuovi giochi in uscita, vincere premi e videogiochi (in caso di avvento con giorno di lancio), tutto naturalmente CAPCOM branded.

Tutto bello non trovate? Bhè… fù un insuccesso.

Dopo una line-up degna di nota, i titoli che furono presentati successivamente, nell’intento di stuzzicare il palato proponendo titoli Occidentali, gentilmente “offerti” da UBISOFT  che si mise nel mezzo occupandosi di uno spargi voce primario in cerca di terreno fertile, mise le poche persone interessate in completo disinteresse immediato.

Splinter Cell, Rayman 3 e Batman Rise Of Sin Tsu furono i titoli che misero uno STOP grosso come una casa, portando la lenta e imminente chiusura della KOKOCAPCOM nel 2005.

“Rovinati da un favore”, risponderei così se mi venisse chiesto.

A cura di Manuele “TheDeath”

16PICSEL 2016

 

 

Game Boy Pocket HONG KONG Version

Ah.. il Game Boy Pocket! Mi ricordo ancora quando, incosciamente, e a mio vantaggio, scambiai con un mio compagno di classe il mio fedelissimo Game Boy DMG Verde (il famoso “mattoncino”) con un Game Boy Pocket Grigio… solo perchè lui sosteneva che le pile “costavano” di più e la console “durava” di meno, glielo disse anche il “babbo”. Allora piccoli sconvenevoli… ma vuoi mettere lo schermo più grande e contrasto migliore? Accetto lo scambio, amico (amicissimo in questo caso) mio!

Ho giocato non sò quante innumerevoli ore con il mio Game Boy, con il passare degli anni e come tantissime cose che colleziono oggi, ho tentato un recupero completo (diciamo, in corso) di tutte le colorazioni/edizioni limitate per i territori occidentali, limitandomi a qualche esclusiva giapponese come extra e saltando in pieno le edizioni bundle di qualsiasivoglia forma (ma potrei riassumere dicendo “troppa roba”, sarebbe anche più facile).

Alla ricerca delle varie versioni che mi mancavano, nel 2014 ho reperito, per purissimo caso e su un sito (uno dei mille oggigiorno) di vendita videogames vecchi e non, un Game Boy Pocket Cinese. Un Game By Pocket Cinese.. originale Nintendo, di cui non avevo mai sentito parlare, tanto meno letto altrove.

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Inizialmente la fiducia non era propriamente ai massimi livelli, tutto sommato stavo comprando un Game Boy Pocket CINESE, con una colorazione mai vista, con un box occidentale, con tutta l’aria che tira dietro ai prodotti cinesi, dove il termine “originale” è un termine perduto, obsoleto, inutilizzato. Tutto questo per soli 200$, e su un sito che non potevo nemmeno immaginare se fosse affidabile o no. Tutto un pò troppo negativo… ma avevo deciso di rischiare, la curiosità andava ben oltre queste misere “scuse“.

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Diciamo che, nella mia “ignoranza”, fui fortunato. Il prodotto appariva realmente genuino, sia qualitativamente che visivamente (i cinesi copieranno anche, ma difficilmente un prodotto è di ottima fattura, soprattutto se si ha la possibilità di paragonarlo dal vivo con prodotti analoghi).

Pareva proprio vero, Nintendo aveva ufficialmente commercializzato il Pocket nel territorio cinese. Non mi era nuova la cosa, ero già a conoscenza del Super Nintendo e Nintendo NES versioni HONG KONG, ma non credevo che i portatili avessero raggiunto lo stesso suolo, non dopo che IQUE (un progetto cina/giappone per la commercializzazione di prodotti Nintendo, ufficiali, ma con supporto software download senza utilizzo di cartucce) subentrò come soluzione definitiva.

La console è esattamente lo stesso modello disponibile, allora credevo in esclusiva, per il territorio Giapponese, il Purple Clear. Sul Box è indicato FOR CHINA ONLY, ma la motivazione mi è avversa, in quanto i primi game boy non avevano blocchi regionali, per tanto la demarcazione di territorio deduco fosse uno specchio per le allodole.

La forma, le dimensioni e il design del box è esattamente pari alle versioni occidentali

 

Le istruzioni sono esclusivamente in Cinese, riportano i loghi Seal Of Quality come in qualunque libretto distribuito da Nintendo.

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La comparazione della parte posteriore del box è assai curiosa, ma rivela un indizio importante! Gli Screenshot dei giochi, presenti in tutte le versioni e in ogni territorio, sono riportate nella versione cinese esattamente come vengono visualizzate sulla console stessa, ovvero in Bianco&Nero, a differnza della versione PAL ITA (ma come tutte le altre) che offrono i colori (e la cornice) che indica la compatibilità dei giochi stessi con il sistema “Super Game Boy” per Super Nintendo. Nessuna release cinese per il Super Game Boy? Chissà.

Per quanto riguarda infine la console in se stesso, si tratta esattamente dello stesso modello Giapponese, con tanto di dicitura C/MGB-JPN, nulla più nulla meno. “For China Only”… si, certo.

Siamo di fronte ad un ibrido davvero strano, un mix di regioni forme e varianti, ma sicuramente un modello davvero difficile da reperire, rischiando ho avuto fortuna nel trovarlo.

Una situazione analoga l’ho riscontrata per i giochi Mega Drive PAL ASIATICI, quello strano mix di regioni che rendono questi oggetti unici, nonchè terribilmente affascinanti per i miei gusti!

Sembrerebbe tutto finito qui… se non fosse che..

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Esattamente. Fù commercializzato anche il modello WHITE, anch’èsso EX esclusiva Giapponese. Sarà una lunga… lunga ricerca.

 

A cura di Manuele “TheDeath”

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Il MegaDrive Asiatico “d’oro” PAL ASIA

Nel lungo e bellissimo cammino del Sega Mega Drive vi fù una commercializzazione incentrata per il territorio secondario, secondo SEGA, denominato “ASIATICO”, che includeva India/Cina/Russia e tutto quello che partiva tra l’est dell’europa fino a ovest del Giappone/Corea (non inclusi).

A causa della diversità territoriale SEGA non riuscì sin da subito ad occuparsi del marketing incentrato in queste aeree ed alcune di queste ricevettero la famosa console 16-bit solo verso il 1995 (In Hong Kong addirittura verso la fine del 1998/1999!) proprio per queste difficoltà incontrate dalla casa madre.

Oltre ad aver rilasciato diverse console per questi specifici territori, le edizioni commercializzate avevano un aspetto particolare:

  • La cover ricordava le versioni PAL Euro ma con il logo MD (sulla costina) in versione Giapponese, tutto il testo riportato era in inglese.

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  • La cartuccia era in formato JAP ma il design della label applicata era simile alla versione PAL Euro. Sulla copertina frontale della confezione veniva riportato, tramite un adesivo tondo, la tipologia di cartuccia (PAL o NTSC), questo perchè le motherboard dei giochi venivano re-ciclati da versioni pre-esistenti e già prodotte da Sega Europe, America o Japan. Mi è capitato di notare alcuni giochi, medesimi, ma con indicazione di regione diversa (uno PAL e l’altro NTSC), indicando la produzione di queste versioni in modo molto casuale ( o per l’esattezza, in base alla disponibilità del momento). Era inoltre possibile reperire la console con la medesima tipologia (PAL o NTSC), sempre tramite adesivo sulla confezione.

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  • Ogni confezione conteneva due libretti, una copia in Inglese (a colori) e una copia in Cinese (Bianco/Nero)

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  • Il logo MEGADRIVE era stato ri-disegnato e colorato in ORO

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Mi stò dedicando al recupero completo di queste edizioni, che secondo Guardiana (uno dei più importanti fan-database SEGA) la lista include 63 Titoli.

Queste versioni sono comunemente denominate GOLD LABEL, e stranamente le ho spesso reperite (con un pò di fortuna, in quanto vengono spesso confuse come versioni “regolari” pal o jap) in condizioni pari al nuovo. Probabilmente la scelta del colore (Oro) in relazione alla commercializzazione di questi giochi, in territori ai tempi non certamente tra i più benestanti nella popolazione mondiale, fù una sorta di sfida (o sfottò? della serie: “prova a permettertelo se puoi”) da parte di SEGA stessa, tanto che molte copie sono rimaste in giacenza chissà dove, invendute, quasi come un tesoro segreto inottenibile (soprattutto in Cina, dove regnava la pirateria e che tutt’ora regna per vie traverse).

Secondariamente, una buona parte di questi titoli venivano commercializzati con normali cover/libretti PAL e/o JAP ma con un bollino giallo che indicava la versione come ASIAN VERSION. La cartuccia era sempre di formato JAP, in qualunque caso. Questa scelta era stata effettuata molto probabilmente per risparmiare fondi sulla produzione o evitare creazioni di nuove grafiche/libretti su titoli che secondo SEGA o non avrebbero venduto molto o avrebbero venduto tanto a prescindere, dato il nome che portavano (uno di questi esempi è la versione di SONIC The Hedgehog 2).

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Data la similitudine di quest’ultime, vorrei dedicarmi ai famosi GOLD LABEL, in quanto “collezionisticamente” parlando li trovo molto affascinanti, nonchè sono giochi che conosco molto bene avendoli giocati negli anni.

Attualmente ho recuperato 5 titoli, la scalata è ancora molto lunga!

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A cura di Manuele “TheDeath”

16PICSELS 2016

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